Cronache
Bonum est faciendum
et persequendum
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L’incontro del giorno 7 giugno 2009 ore 18,00 sul tema: L’UOMO DI FRONTE ALLA POLITICA si è svolto con grande partecipazione dialettica da parte degli ospiti.
La discussione è stata aperta con la lettura del brano: “L’arte politica è propria di tutti gli uomini” tratto dal Protagora di Platone (320 c – 323 c, in Opere complete, vol. 5, Trad. it. di F Adorno, Laterza, Roma-Bari 1971, pp. 89-92).
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La politica è arte, perché presuppone l’apprendimento di conoscenze e competenze sociali e di saggezza di vita; ma non appartiene all’ordine del talento naturale. È presente in ogni uomo, perché ogni uomo è “socievole per natura” e nella vita associata acquisisce pudore e giustizia ossia le virtù fondanti del viver associato. L’uomo, quindi, conquista la capacità di osservare le regole che lui stesso si dà e riconosce anche negli altri e decide di applicarle in modo equo e solidale per il benessere proprio ed altrui.
La discussione si è incentrata sulla necessità di definire il concetto di “pudore”. Gli intervenuti hanno rilevato la molteplicità di significati da attribuire al termine: onestà, fiducia, affidamento, affidabilità, coerenza, osservanza, rispetto, onore, decoro, moralità … Il concetto di giustizia, connesso alla politica, è stato, dunque, collegato con la dimensione valoriale che si deve dare all’azione politica. Non ci può essere politica senza giustizia. Senz’altro la politica, intesa nel significato più proprio, deve essere conosciuta e agita nella piena autonomia della sua realtà ontologica; ma dalla politica non può essere estromesso il riferimento ai Valori, perché altrimenti, invece di costruire con la politica (in senso etimologico: l’arte di costruire e mantenere la “Città”, lo Stato) un sistema di convivenza civile, si dà origine ad un mostruoso mondo antiumano e disumano.
Non può tanto meno escludersi la necessità della coerenza ideologica ossia della “visibilità” delle idee di riferimento: con la coerenza nasce la credibilità e la mediazione dialettica. Se la politica è “l’arte di costruire la città”, in tale costruzione è basilare l’accettazione e il rispetto dell’altro con il quale costruisco la città. La mediazione e il dialogo fanno sorgere la giustizia e, di conseguenza, la pace (opus iustitiae pax).
La riunione è terminata con la lettura e commento della Lettera VII (324b - 326b) di Platone. Il titolo dato al brano platonico dagli intervenuti, alla luce delle considerazioni sull’attualità, è stato volto in forma interrogativa: “è difficile restare onesti in politica?”. La discussione, accesasi vivace, è scaturita dalla riflessione che spesso si fa “potere” e non “politica”.
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