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L’AQUILA, 6 APRILE 2009: LA TERRA TREMA E SEMINA MORTE

Perché non si possono prevedere i terremoti
Perché è importante fare la prevenzione
Il rischio sismico nella provincia di Frosinone
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Il recente terremoto dell’Aquila ha nuovamente messo in luce il grave problema del mancato rispetto delle norme tecniche per le costruzioni in zone ad alto rischio sismico. Difficilmente un terremoto di magnitudo 6.3, come quello dell’Aquilano, avrebbe potuto causare così tante vittime se fosse accaduto in zone densamente abitate del Giappone o della California (USA).
Oltre al problema dell’emergenza si è avuto anche quello dei falsi allarmi che ha generato ulteriori problemi anche a livello comunicativo. E’ noto il caso del tecnico abruzzese Giampaolo Giuliani che avrebbe previsto il terremoto ma che nella realtà lo ha escluso proprio nel momento in qui si è consumato il dramma. Al momento nessun è in grado di prevedere in modo deterministico un terremoto, vale a dire prevedere con buona approssimazione sia il tempo, che il luogo e la magnitudo di un evento sismico. Ciò è dovuto al fatto che non si conoscono ancora bene tutte le relazioni che intercorrono tra causa ed effetto. Detto in altri termini, i sismologi non hanno ancora a disposizione una casistica abbastanza ampia per poter giungere ad una previsione deterministica.
Coloro che studiano i precursori sismici (gas radon, deformazioni del suolo, variazioni di livello dell’acqua nei pozzi e variazioni locali del campo magnetico) sono ancora lontani dall’aver trovato precise correlazioni tra questi e la sismicità. In trent’anni di misure effettuate in tutto il mondo sui precursori, nessuno è ancora riuscito a giungere a conclusioni soddisfacenti.
I ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, consapevoli di questa difficoltà, hanno prodotto negli ultimi decenni diversi lavori di indirizzo paleosismologico e storico simologico che hanno portato alla realizzazione della mappa di pericolosità sismica della regione italiana. Questa mappa consente di poter prevedere un evento sismico in una data area in modo probabilistico definendo un periodo di tempo ed un valore percentuale (es.: probabilità del 10% che accada un evento forte in una data area entro i prossimi 50 anni). Per capire meglio basta dire che anche le previsioni metereologiche sono di tipo probabilistico ma con la differenza che quelle per i terremoti sono valide a lungo termine (diversi decenni), mentre queste lo sono a breve termine (entro pochi giorni).
Va ricordato, inoltre, che il nostro territorio è caratterizzato da strutture sismogenetiche, dette anche faglie attive, capaci di produrre eventi al massimo di magnitudo 7.2. Da un certo punto di vista ciò dovrebbe tranquillizzarci poiché in altre parti della Terra, in modo particolare lungo il margine dell’Oceano Pacifico, si manifestano i terremoti più forti in assoluto capaci di generare magnitudo superiori a 8.5.
Si comprende, quindi, quanto sia necessaria la prevenzione sia sulle strutture già esistenti che su quelle in progetto e in modo particolare su quelle aventi una funzione strategica in caso di emergenza (ospedali, scuole, caserme, municipi, alberghi). In Italia, purtroppo, siamo ancora fermi alle norme antisismiche del 1996, nonostante la scienza delle costruzioni abbia fatto notevoli passi in avanti negli ultimi due decenni. E’ importante, per il prossimo futuro, che le amministrazioni regionali recepiscano l’informazione fornita dalla mappa di pericolosità al fine di inserire tutte le aree comunali che ricadono nella zona a pericolosità più elevata nella categoria ad alto rischio sismico (zona 1).
In questo seminario, tenuto dal dott. Alberto Frepoli ricercatore dell’INGV di Roma, analizzeremo la situazione del rischio sismico nell’Appennino centrale e in modo  particolare all’interno della provincia di Frosinone.