Il politico
Bonum est faciendum
et persequendum
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"L'errore più grave commesso dall'età moderna ... è la frattura veramente esiziale dell'unità giuridica e nel ripudio, per la pretesa degli Stati nazionali di essere esclusivi legislatori verso i propri cittadini, di ogni altra legge superiore naturale e divina ... e l'errore affonda le sue radici nell'ambizione del Rinascimento di voler fondare un ordine umano nuovo ponendo l'uomo, con la limitatezza della sua ragione, al centro dell'universo, fino ad erigerlo a giudice addirittura delle leggi naturali e ad unico autore della legge".
(Giuseppe Ermini, L'esigenza di una concezione cristiana delle fonti del diritto, in Civitas, XI (1956), p. 15)

 

Un'utile testimonianza di quale fosse la sua fede, di quali fossero i principi ispiratori della sua militanza politica si ricava da un opuscolo in cui pubblicò il discorso tenuto ai Congressi provinciali dell'Umbria e della Sabina nel gennaio 1962 in preparazione all'VIII Congresso nazionale della D. C. Si stava preparando il terreno per il primo centrosinistra organico ed Ermini non si nascondeva le preoccupazioni che urgevano nella coscienza dei cattolici. Si correva il rischio politico "di lasciarsi trascinare dall'entusiasmo per il desiderato e ricercato balzo in avanti del Paese a scegliere una formula o una tattica politica che finisca per condurci di fatto al sacrificio sia pure di uno solo dei nostri principi inalienabili e di conseguenza al parziale tradimento della verità cristiana". I principi fondamentali per la politica erano: "rispetto infinito della persona umana e della famiglia; avversione per le ideologie che sopravvalutano la politica e che elevandola a dogma o religione secolare finiscono per ridurre ad essa anche i valori dello spirito ...i tre principi operativi della politica dovevano essere: la libertà umana, la solidarietà tra gli uomini, il rispetto della legge naturale e di Dio".
(Giuseppe Ermini, Essenza e doveri della D. C., Roma, Tipografia Centenari, p. 7)