Giuseppe Ermini
Bonum est faciendum
et persequendum
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La prima testimonianza scritta della singolare personalità di Giuseppe Ermini è il progetto di vita che il giovane appena ventenne vergò di suo pugno su un foglio di quaderno nell'ottobre del 1920 di ritorno dalle vacanze estive, che aveva trascorso con la Famiglia sui monti del reatino.
"Son tornato stanotte da Leonessa, là tra i monti dove ho passato l'estate. Sbalzato in poche ore di lassù nella grande città, mi trovo intontito, confuso, ma più che confuso meravigliato con me stesso come mai tanta gente possa condurre una vita così stupida e senza fine. Ho provato questa impressione penosa appena giunto a Terni. Aveva piovuto, e la luce delle lampade elettriche scintillava di sera sul lastrico bagnato. Ed era l'ora del passeggio: bella occupazione! E questo mi diede un senso di mortificazione e di paura verso me stesso, di essere confuso con tale gente, o di poter con loro cadere nello stesso rimbecillimento. La lotta sarà, credo, difficile. Ma ciò che ho deciso a mente fredda e con ponderazione non va più cambiato. Anche se in futuro dovessi altrimenti pensare, devo proseguire imperturbabile la via che ho tracciato. Anche se in caso disperato il sentimento volesse guidarmi, non converrà muoversi. Il sentimento vince la ragione, dicono alcuni. Questo non lo sento in me e se cedessi non sarei più certamente  quel che sono ora. Aequam memento rebus in ordinis servare mentem. Quando si fa ripido il sentiero della vita, ricordati di mantenere sempre la tua anima ad un livello uguale".
(Massimo Ermini, Giuseppe Ermini nella vita privata, in Giuseppe Ermini: l'uomo, lo studioso, il maestro a cento anni dalla nascita, Atti delle giornate di studio 8-10 dicembre 2000, Ferentino 2001, p. 116)


Da queste poche righe emergono chiaramente le coordinate della vita di Ermini: la certezza della propria identità e la sua decisa volontà di non soggiacere ad una sterile mediocrità di vita. Difendere l'autonomia della persona dall'influenza del mondo che lo circonda attraverso un riflessivo controllo della dialettica tra sentimento e raziocinio.
"Credo che se potessi guardarmi nella pupilla degli occhi, vi scorgerei giù nel fondo chiaramente impressa la lunga vallata del torrente con i monti boscosi ai lati, chiara, lucente nel suo verde e nel suo bianco sotto il raggio della luna. Tanto la ricordo bene, tanto la guardai fissamente l'ultima volta, e con amore. E il mio animo mi pare che pianga la vita perduta. Quanto si stava più in alto a Leonessa di qui! La natura con la sua magnificenza innalzava a forza lo spirito sulla materia".
(Massimo Ermini, Giuseppe Ermini nella vita privata, in Giuseppe Ermini: l'uomo, lo studioso, il maestro a cento anni dalla nascita, Atti delle giornate di studio 8-10 dicembre 2000, Ferentino 2001, p. 117)