La storia
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et persequendum
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Don Giuseppe Morosini: documenti storici
Dal DIARIO (inedito) di mons. Giuseppe Casali

Ferentino, 28 aprile 1944

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Don Giuseppe Morosini (Ferentino, 19 marzo 1913- Roma, Forte Bravetta, 3 aprile 1944)

Ieri Radio Algeri (voce dell’America) e oggi Radio Londra delle 17,30 han dato notizia della fucilazione del sac. Giuseppe Morosini, prete della Missione, avvenuta a Roma il 3 o il 4 del mese corrente. Nella nostra città, cui il compianto apparteneva per nascita e per famiglia, già era corsa la triste nuova, destando la più penosa impressione. Le radio estere hanno anche trasmesso dei particolari commoventissimi che rispondono a verità. Il sacerdote, prima dell’esecuzione, ha celebrato la Santa Messa. Condotto al luogo del supplizio, prima che venisse bendato, con animo forte e accento sereno ha voluto benedire il plotone schierato di fronte a lui.
Commosso era l’ufficiale italiano nell’atto di bendarlo, commossi i soldati, anch’essi italiani, che all’ordine di far fuoco avrebbero sparato in aria.
Allora l’ufficiale tedesco, unico rimasto impassibile, avrebbe lui ucciso il condannato con un colpo di rivoltella alla testa.
Così cadeva una delle infinite vittime della ferocia teutonica, un giovane prete missionario, già cappellano militare coi nostri valorosi artiglieri, cuore di poeta e di artista. Non si conosce con precisione l’accusa, ma da tutte le circostanze si può arguire che egli sia stato accusato di intelligenza col nemico perché era in relazione col Comitato di Liberazione di Roma.

Morte eroica!






 

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A Regina Coeli Sandro Pertini, futuro presidente della Repubblica Italiana, ebbe modo di incontrare don Giuseppe Morosini dopo un estenuante interrogatorio delle S.S. Pertini lasciò questa toccante testimonianza:

“Detenuto a Regina Coeli sotto i tedeschi, incontrai un mattino don Giuseppe Morosini: usciva da un interrogatorio delle S.S., il volto tumefatto grondava sangue, come Cristo dopo la flagellazione. Con le lacrime agli occhi gli espressi la mia solidarietà: Egli si sforzò di sorridermi e le labbra gli sanguinarono.
Nei suoi occhi brillava una luce viva. La luce della sua fede. benedisse il Plotone di esecuzione dicendo ad alta voce: “Dio, perdona loro: non sanno quello che fanno”, come Cristo sul Golgota. Il ricordo di questo nobilissimo martire vive e vivrà sempre nell’animo mio”.
(Roma, 30 giugno 1969)