La storia
Bonum est faciendum
et persequendum
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Fino al 1944 la sede del Comune di Ferentino fu il palazzo sito lungo la via Consolare nel tratto in cui tale asse viario limita la Piazza "Grande" della città medievale, denominata piazza del Governo nei testi antichi e attualmente intitolata a Giuseppe Mazzini. L'edificio pubblico fu costruito probabilmente nel secolo XIII, quando si godeva di un miglioramento delle condizioni economiche cittadine e di conseguenza venne promosso un organico rinnovamento edilizio della facies urbana tardoromana e altomedievale.



La Topografia


Il Palazzo Comunale fu costruito nel luogo, che nel medioevo era fulcro della vita politica e amministrativa del Comune, poiché occupava una posizione centrale, essendo equidistante sia dalla cinta muraria esterna difensiva, sia dall'acropoli, centro religioso cittadino e per qualche tempo nei secoli XIII e XIV anche sede della Rettoria di Campagna e Marittima.

L'area scelta per l'edificazione del Palazzo Comunale si inoltrava a nord sulla pendenza del colle in direzione dell'acropoli; sul lato meridionale, invece, fiancheggiava un'ampia area pianeggiante, che, probabilmente già presente nell'assetto urbanistico di epoca romana, era stata ottenuta con mirate opere di sbancamento e terrazzamento, finalizzate a rendere abitativo un suolo con dislivelli altimetrici. Tale situazione topografica apparve eccellente per l'edificazione del Palazzo Comunale, poiché lo spazio antistante avrebbe assicurato la presenza di una piazza, elemento urbanistico indispensabile per la partecipazione del popolo alle vicende politiche ed economiche del Comune. Per assicurare facile accessibilità alla piazza del Palazzo Comunale si provvide ad aggiornare la viabilità urbana: parte del tracciato dell'antico decumano minore, che costeggiava a nord la fronte del Palazzo Comunale e a sud la piazza stessa, venne utilizzato come tratto principale della nuova via, oggi denominata "Consolare", che raccordava le porte Montana (nord) e del Borgo (ovest) e attraversava l'intera città.

Lo Statuto comunale parla della platea Palatii Communis come luogo di riunione dei ferentinati e a volte anche di esecuzione delle sentenze. La cosiddetta "Pietra" (deta Prèta in dialetto ferentinate), tavola di pietra collocata su un blocco lapideo infisso verticalmente sul pavimento al margine nord-ovest della piazza antistante il Palazzo comunale, ancora oggi suggerisce l'ipotesi che questo caratteristico "monumento" fosse il podio su cui il banditore proclamava le decisioni del Consiglio o il luogo dove i condannati alla berlina venivano esposti allo scherno del popolo per scontare la pena corrispondente alle loro malefatte. A tale consuetudine si riferisce anche l'ironica poesia in vernacolo ferentinate dal titolo "Gli mazzo alla prèta" (1974), composta da Fernando Bianchi, poeta fecondo in vernacolo e in lingua, elegante ed arguto rappresentante della vis comica ferentinate.

La storia dell' edificio: dall'analisi delle sue strutture e delle fonti d'archivio

 

Il Palazzo Comunale è giunto a noi in una forma completamente diversa dall'originale, per aver subìto radicali trasformazioni architettoniche dal medioevo ad oggi. Alcuni documenti d'archivio, risalenti al periodo compreso tra i secoli XIV e XV, pur non descrivendo esplicitamente il palazzo comunale di Ferentino, ci informano che in esso, dotato di una loggia, si amministrava la giustizia e si detenevano i malfattori. Tali notizie frammentarie non ci permettono di conoscere l'edificio nella sua esatta conformazione architettonica medievale, cioè nella distribuzione degli spazi interni e nell'originale aspetto esteriore. Le bifore romaniche venute alla luce nei restauri di fine Ottocento, oggi visibili nell'attuale prospetto dell'edificio, e la torre civica, ricostruita in foggia neoromanica nel 1909, possono confermare l'ipotesi che il Palazzo Comunale ferentinate fosse strutturato secondo la tipologia edilizia delle costruzioni pubbliche medievali dei Comuni dell'Italia centro-settentrionale. Secondo tale tipologia il palazzo pubblico aveva pianta rettangolare o quadrata, a seconda dello spazio urbano disponibile, ed era costruito a due piani: il piano inferiore poteva essere aperto in una loggia o porticato a una o più arcate; nel piano superiore la grande sala destinata alle adunanze era illuminata da ampie finestre oppure da un loggiato di bifore o trifore di foggia romanica o gotica ogivale, secondo il gusto predominante. Sormontava il palazzo l'alta torre civica con cella campanaria, che l'Istituzione civile desunse dall'esempio delle torri campanarie degli edifici di culto, necessaria per chiamare il popolo a raccolta o allertarlo in caso di eventi cittadini straordinari (cfr. il Palazzo Comunale di Anagni, 1159; il Palazzo del Broletto di Como, 1215).

La lettera del 17 marzo 1640, conservata nell'Archivio di Stato di Roma, documenta che la Comunità di Ferentino chiese alla Sacra Congregazione del Buon Governo la licenza di ripristinare alcuni edifici della città e la stanza della Cancelleria nel Palazzo comunale. Nel 1642 il Comune chiese licenza di effettuare lavori di manutenzione al palazzo e alle carceri. Infatti una parete della sala consiliare era crollata; i pavimenti e il tetto erano "fradici". Nel 1647 occorsero 30 scudi per sanare i deterioramenti della torre campanaria del Palazzo Comunale e nel 1650 si richiese l'autorizzazione ad accomodare l'orologio pubblico installato sulla torre medesima.

Tra Settecento e Ottocento si susseguirono interventi di manutenzione e di trasformazione del Palazzo. Il 4 luglio 1792 l'incarico di ricostruire il Palazzo Comunale di Ferentino fu affidato a Giovanni Zaccardi per la somma di 1140 scudi. Zaccardi riuscì ad ultimare solo l'ossatura dell'edificio; morto prematuramente, i lavori proseguirono sotto la guida di suo figlio, che curò il rifacimento di due stanze, destinate in un primo momento ad accogliere la Segreteria magistrale, vennero scelte dal Governatore come suo alloggio.

Nel 1802 si assegnò il completamento della fabbrica all'architetto Luigi Campovecchi, che curò i lavori fino al 1829, quando si ammalò gravemente. Nel 1806, probabilmente a causa di danni provocati dal terremoto del 21 luglio dello stesso anno, si ordinò la costruzione di un nuovo corpo di fabbrica a forma di torre, che avrebbe assicurato la custodia dei detenuti e una salubrità dell'aria negli ambienti detentivi migliore di quella delle vecchie carceri. Le nuove camere detentive vennero costruite nell'orto retrostante il palazzo comunale, a ridosso della casa di Andrea De Cesaris. I lavori iniziarono nel 1808 e vennero costruiti soltanto i primi due piani della struttura. Nel 1815 a Luigi Campovecchi iniziò la costruzione degli ultimi due piani delle nuove carceri.

Nel 1860 la Delegazione Apostolica di Frosinone autorizzò il Comune ad acquistare la Casa De Cesaris per ampliare la residenza municipale. L'oneroso impegno era imposto dalla necessità di riunire gli uffici amministrativi e di governo della città in un unico complesso architettonico.



I restauri della torre civica e il rinvenimento della loggia medievale


            Nel 1898 l'amministrazione comunale decise di richiedere l'intervento per il consolidamento della torre civica, ormai in grave degrado. Il compito di redigere la perizia per il restauro della torre venne assegnato nel 1898 all'architetto ingegnere ferentinate Luigi Morosini, che a partire dal gennaio 1905 diresse i capimastri Domenico Cataldi e Giovanni Battista Zaccardi nei lavori di pre-consolidamento della torre.

            In tale circostanza vennero alla luce nel primo piano del prospetto del contiguo palazzo comunale alcuni elementi architettonici appartenenti alla primitiva loggia medievale, di cui si era persa la memoria, e che erano nascosti dall'intonaco di rivestimento della facciata [L. MOROSINI, Notizie storiche della città di Ferentino, Roma 1905, fig. 10]. Della loggia medievale alcuni elementi erano andati distrutti nel rifacimento moderno per far posto alle finestre rettangolari, ma le tracce rinvenute consentivano di riconoscere l'originaria struttura, costituita da una serie di bifore di stile romanico, raccordate tra loro da altre tre arcate a tutto sesto; la prima arcata a sinistra aveva l'estradosso decorato con un ornamentale rilievo a motivo geometrico a zig-zag, decorazione di probabile ispirazione arabo-normanna, nota anche nelle prime manifestazioni dell'arte federiciana.

            In base agli elementi originali rimasti in situ, Luigi Morosini studiò l'ipotesi di ripristino integrativo delle finestre medievali preesistenti, in modo da ricondurre le bifore alla loro integrità originale e "restituire l'aspetto monumentale alla facciata del civico Palazzo ... indispensabile per il decoro della città", in attesa che condizioni economiche migliori consentissero all'amministrazione comunale di promuovere il totale ripristino della facciata medievale.

            Il completamento del restauro della torre e del palazzo per motivi economici venne dilazionato nel primo decennio del Novecento e, infine, si preferì procedere al restauro della sola torre, che nel 1905 era stata demolita parzialmente per scongiurare l'imminente crollo. Nel frattempo sia nell'aula consiliare sia nel paese si dibatteva il problema se era più opportuno per il Comune affrontare spese notevoli per la ricostruzione della torre oppure distruggerla definitivamente e allocare l'orologio civico sul campanile della cattedrale, similmente a quanto era stato fatto nella chiesa Collegiata della città di Frosinone. Sentiti i pareri dei tecnici e dello stesso Morosini, anch'egli consigliere comunale di Ferentino, si decise di ricostruire la torre civica nel suo sito e nel 1909 la torre venne ripristinata secondo il progetto di Luigi Morosini nella foggia neo-romanica, che attualmente si può ammirare.

            La restituzione della loggia alle forme originarie venne realizzata dopo la seconda guerra mondiale per l'intervento del sindaco di Ferentino comm. Edoardo Bottini. In questa occasione le bifore, anche se liberate dalla muratura che le occultava, vennero ricomposte mediante parti di completamento bene distinguibili dalle strutture originali.



Il Palazzo Comunale, detto Palazzo Consolare


L'antica sede del Palazzo comunale di Ferentino è denominata anche Palazzo Consolare per associazione al nome della strada, denominata "Consolare" nel XIX secolo,  che lo fiancheggia e che nel medioevo era l'arteria principale della città. 

Gli interventi di restauro, ripristino ed ampliamento dell'edificio governativo iniziati nell'ultimo decennio del Settecento possono aver determinato l'aspetto attuale della fascia inferiore della facciata del palazzo, che al piano terreno è strutturato coerentemente nella disposizione simmetrica delle due porte rettangolari centrali, sormontate da lucernari e affiancate ai lati della facciata da altre due ampie arcate a tutto sesto. Tuttavia a favore di una datazione più alta c'è l'epigrafe incisa sulla superficie esterna di un blocco di travertino del paramento murario dello spigolo sinistro del palazzo. Nell'epigrafe, oggi assi deteriorata e quasi illeggibile, si ricorda il passaggio delle truppe dell'Armata imperiale napoletana, avvenuto sotto il pontificato di Clemente XI nel 1707: "Addì XXIV giugno dell'anno / MDCCVII passò / l'Armata / Imperiale V Nap. / Clem XI POMR". Dato confermato dalla lettera del 21 aprile 1709 con la quale Abbondio Rezzonico informò la Congregazione del Buon Governo che le truppe dell'esercito cesareo stazionavano a Ferentino. Dal testo epigrafico si può ipotizzare che la definizione architettonica della facciata sud, in particolare la fascia inferiore con paramento in travertino, sia risalente ad un restauro compiuto prima del 1707 o del 1709.    

            Al secolo XIX si devono probabilmente i due piani superiori della facciata dell'edificio, che hanno una fila di cinque finestre rettangolari per ogni piano, riscontrabili anche nel progetto dell'abitazione del Governatore, redatto dall'arch. Campovecchi nel 1828.



Reperti archeologici


Luigi Morosini sin dal 1905 comunicò la presenza di pavimenti a mosaico in bianco e nero e di lastre calcaree a poca profondità sotto il piano terra del Palazzo Comunale. Nel 1985 circa vennero restaurati alcuni vani del lato orientale del pianoterra che si affacciano su Via Consolare, poiché erano stati assegnati come sede all'Associazione Pro Loco di Ferentino. Durante i lavori di rifacimento dei pavimenti, si rinvennero tracce di mosaico pavimentale bianconero e tracce di intonaco parietale dipinto in rosso.

In occasione dei restauri dell'intero Palazzo Comunale, iniziati nel 1997 e terminati nell'anno 1999, anche l'ala nord-occidentale del piano terra, che si affaccia su Via Consolare e su via Beata Caterina Troiani, è stata bonificata. Inoltre, nella sede della Pro Loco sono venute alla luce interessanti testimonianze abitative di età tardo-repubblicana e fasi edilizie di epoca anteriore. Infatti grazie ai lavori di messa in opera dell'ascensore, sono venuti alla luce i resti di un atrio, di cui resta parte del pavimento a mosaico nero, e l'impluvium, la vasca per la raccolta delle acque piovane, di cui mancano i mancano i lati est e sud. La vasca è realizzata con lastre di peperino grigio ed il bordo interno è decorato da una modanatura sagomata a doppio toro. Sotto il pavimento della casa corre un fognolo per il deflusso delle acque.

La domus si affacciava su un decumano minore della città, ricalcato dall'attuale via Consolare, di cui furono scoperti in passato tratti del basolato antico allineato alla facciata sud del palazzo.


            L'antica sede del Palazzo comunale di Ferentino non è più sede del Municipio. Infatti dopo la seconda guerra mondiale la sede municipale fu trasferita in piazza Giacomo Matteotti. La mancanza nell'antico Palazzo Comunale di ambienti da destinare ai nuovi uffici, che le moderne attività amministrative richiedevano, aveva determinato già dalla fine dell'Ottocento la decisione di affittare alcuni locali del piano rialzato del settecentesco palazzo dei conti Stampa, che si affacciava sulla piazza dove dal medioevo si svolgeva il mercato settimanale. Dopo la distruzione totale dell'edificio nobiliare, causata dal bombardamento aereo del 24 maggio 1944, il Comune acquistò l'area del palazzo Stampa per costruire l'attuale edificio municipale (delibera dell'8 novembre 1944 del Commissario prefettizio Tommaso Tartaglione).



Attualmente il Palazzo Consolare ospita nei suoi locali:

  • il Centro di Studi Internazionali  "Giuseppe Ermini", via Caterina Troiani, n. 4, Tel.: 0775-245830
  • l'Archivio Comunale Storico e Notarile "Antonio Floridi", via Caterina Troiani, n. 4, Tel. 0775 / 24.45.36
  • la Biblioteca Comunale "Alfonso Giorgi" -  (Sistema Bibliotecario della Valle del Sacco), via Caterina Troiani, n. 4, Tel.: 0775- 24.20.57      -      Tel/fax: 0775-24.64.01 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.  -  www.comune.ferentino.fr.it
  • l'Associazione Pro Loco di Ferentino, via Consolare, nn. 127/133 (Piazza Giuseppe Mazzini), Tel: 0775 - 24.57.75 / Fax: 0775 - 24.57.75 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.   -   http://www.proloco.ferentino.fr.it/


©  Maria Teresa Valeri



Estratto da: M. T. Valeri, Il Palazzo Comunale di Ferentino e i suoi restauri tra XVIII e XIX secolo, in AA.VV., Personaggi e vicende storiche dell'Ottocento in Ciociaria, Casamari 1990, pp. 119-142.